Pubblicato da: occhineri82 | marzo 5, 2011

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Pubblicato da: occhineri82 | febbraio 14, 2009

Come il mare d’inverno.

…hai presente il mare d’inverno?
Il colore, il suo movimento, le cose che trasmette?

Mi sento un po’ così, adesso.
Come il mare d’inverno.

Agitato, nervoso, ‘incompreso’, allontanato…perchè pochi si avvicinano al mare d’inverno.
Le spiagge sono deserte: solo Lui le abita, le vive e le anima.
E su quelle spiagge, vomita tutto lo schifo che gente maleducata ed incivile e non curante gli ha buttato dentro.
Bottiglie di plastica, lattine, sigarette, borse di nylon…tutto.
Ed è così tanto una furia, il mare d’inverno, che è capace di distruggere o, per lo meno, allontanare anche quanto di più bello ha in sè, la vita marina.
E allora ecco che, su quella spiaggia sporca, si trovano anche alghe e pesci [s-]morti[-ti].
Solo un’immagine, in questo momento.
Ossi di seppia.
Ricordo le prime volte, quando entrai a contatto con quest’immagine passeggiando sulla spiaggia di Marsala e chiedevo a papà cosa fossero.
Adesso, a quell’innocente ignoranza, aggiungo una consapevole cultura [letteraria].
Ossi di seppia di oggi, di questo momento, include entrambe le cose.

Insomma…anche l’osso di seppia è un "residuo", buttato fra tutte le altre macerie, vittime del mare e della sua forza.

Mare e male.
Pensa te..cambia solo una lettera.
Così come, in francese, mer e mère. Mare e madre. Ma il suono è lo stesso, mer

Vabbè. Variazioni di colore e di significato sulla frontiera, su confini evenescenti, fissati solo su una cartina geo-politica, non di sicuro nella mia mente.

Mi manca il mare.
Mi manca la semplicità ed i sorrisi della mia vita.

Mi sento fuori luogo.
E gli occhi, i miei, lo gridano.

Perchè si ha sempre così tanta paura del mare d’inverno?
Eppure..quant’è dolce il profumo del mare d’inverno?

Barbara

 

 

Il mare d’inverno / è solo un film in bianco e nero / visto alla tv / e verso l’interno / qualche nuvola dal cileco / che si butta giù / sabbia bagnata / una lettera che / il vento sta portando via / punti invisibili / rincorsi dai cani / stanche parabole di vecchi gabbiani / e io che rimango qui sola / a cercare un caffè / il mare d’inverno / è un concetto che il pensiero non considera / è poco moderno / è qualcosa che nessuno mai desidera / alberghi chiusi / manifesti già sbiaditi di pubblicità / macchine tracciano solchi su strade / dove la pioggia / d’estate non cade / e io che non riesco / nemmeno a parlare con me / Mare mare / qui non viene mai nessuno / a trascinarmi via / mare mare / qui non viene mai nessuno / a farci compagnia / Mare mare / non ti posso guardare così / perchè questo vento / agita anche me / questo vento agita anche me…

Passerà il freddo / e la spiaggia lentamente / si colorerà / la radio e i giornali / e una musica banale si diffonderà / nuove avventure / discoteche illuminate / piene di bugie / ma verso sera uno strano concerto / e un ombrellone che rimane aperto / mi tuffo perplessa / ai momenti vissuti di già / Mare mare / qui non viene mai nessuno / a trascinarmi via / mare mare / qui non viene mai nessuno / a farci compagnia / Mare mare / non ti posso guardare così / perchè questo vento / agita anche me / questo vento agita anche me / mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via / Mare mare…

Loredana Bertè, Il mare d’inverno

Pubblicato da: occhineri82 | dicembre 9, 2008

Ritrovarsi, nei colori.

 
Domenica, 7 dicembre 2008.


Pesantore invadente, per una mattinata di sole lungo il Po finita con un gran temporale, nella mia testa.


Cerco di scappare, da quel temporale; mi ritrovo prima del previsto sul treno.

Accanto a me un signore che parla senza poter parlare. Mi fa impressione quella voce metallica, ma automaticamente sento spontaneo nascere in me il prendermi cura di lui.

Arrivati a Santhià gli porto la pesante valigia fuori.

Va a trovare la figlia: ha gli occhi felici.

Penso a Cosimo, che non c’è più. La prima persona che ho sentito parlare non potendolo, più, fare, pochi giorni prima di quel suo dire addio.


Un fuori programma mi porta ad Ivrea.

Gente, molta, aria di Natale, luci, bancarelle, stelle di Natale. Pure una pista di pattinaggio sul ghiaccio, animata dalle voci dei bambini, da quelle “ferite” che la lama dei pattini crea al ghiaccio, ma che hanno più il sapore di carezze.

Profumo di vin brulé.

Ed i ricordi mi riportano sempre là, là dove ho lasciato il mio cuore.

Cerco di scacciare quel pensiero, cerco di godermi ciò che lo scorso anno non avevo e che mi è mancato, in questo periodo: il freddo.


Mani in tasca.

Via Palestro termina, la fiumana di persone sfocia nella piazza del Municipio.

Casette in legno, profumo di crêpes, candele di cera d’api, prosciutti e salumi di Norcia.

Guanti, freddo. Le nuvolette che escono dalle bocche delle persone mentre parlano.

Giro l’angolo, mi isolo.


Colori.

Quei colori li riconoscerei fra mille al Mondo.

Mi avvicino, un po’ di più, poco alla volta, quasi con la paura di scoprire d’avere ragione.

Una signora leggermente scura di carnagione sta servendo dei clienti.

Guanti, braccialetti, babbucce.

“Questa signora è ecuadoriana…”, mi dice una voce nella mia testa.

Non sento più niente: né profumi, né suoni.

Mi avvicino, mi affaccio con il viso dentro la porta della casetta: non volevo la barriera del banchetto. Forse sarò insolente, maleducata, invadente.

Non ho il tempo di pensarci: l’ho già fatto.

Aspetto che la signora smetta di elargire prezzi. Aspetto. Chiudo gli occhi e mi lascio invadere da quei profumi di quella lana, di quei manufatti, di quella pelle, da quel suono di una lingua che maggiormente aumenta la dolcezza di quello/gli sguardo/i.


Non ho più pensato a niente.

Ho solo sentito la luce nei miei occhi ri-brillare.


Avevo ragione io: quella signora era ecuadoriana, di Otavalo, un piccolo paese a 100km al nord di Quito. Siamo rimasta a parlare, in spagnolo, in mezzo a persone troppo indaffarate con eventuali regali di Natale.

– “Le deseo lo mejor del Mundo, Señora.”.

– “A ti tambien, que regreses pronto al Ecuador.”.

 

Gli auguri più dolci e teneri e commoventi che potessi ricevere. In tutto questo freddo.

 

Barbara

 

Pubblicato da: occhineri82 | novembre 22, 2008

Pensieri dal vagone di un treno.

Luci che corrono.
Ed io le inseguo, con i miei occhi, dal finestrino di questo treno…che bello sarebbe se qui dentro le luci fossero spente…
 
Luci.
Piccole stelle elettriche ed artificiali che danno all’intorno, all’insieme, un altro gusto, un altro sapore. Credo, particolare, tipico di ogni città.
E questo, le luci, credo fosse una delle cose di cui ho sentito la mancanza, o meglio, la lontananza, in questi miei anni via dall’Italia.
 
Ma forse lo dico perché Torino è affascinante quando si abbiglia con le sue luci, che le danno un’aria da così “grande signora”: una signora elegante, alta, ossuta, austera, che cerca di fare sua l’emancipazione (vera o fasulla che sia) della donna d’oggi, ma che comunque sempre mantiene intatti gli aspetti di quella donna aristocratica, di un’aristocrazia forse un po’ decadente ma nella quale ci si crede ancora, con lo sguardo altero ed insolente. Una signora con la pelliccia, seduta nei vecchi caffè borghesi, dalle grandi vetrate finemente abbellite, dalle quali squadra e giudica, ride e sorride, scanzonata ed irrispettosa con la sua sigaretta con il bocchino fra le dita, con le unghie laccate di rosso.
 
Torino è così: giudice. Conscia di una bellezza tutta sua e che solo in pochi possono capire. Motivo di vanto, questo, per una signora altamente locata.
 
Luci.
Le “Luci d’Artista” iniziano a vestire la città.
Piazze enormi, un’atmosfera tutta sua.
E luci.
E buio.
E movimento.
E un sentire piacere in quell’aria fredda e frizzante che non ti fa pensare.
E persone.
Profumo di cioccolato, profumo di estero. Finalmente si sentono parlare lingue diverse da quell’italiano dalla ‘e’ troppo aperta.
 
Luci.
Le luci sono Torino. E Torino è le luci.
Luci che, sovente, sono quelle del buio: riflesse, pacate, accennate.
Un romanticismo trovato senza averlo cercato, penso.
 
Ma Torino è anche solitudine. Quella solitudine che prende maggiormente forma in questi periodi, in cui tutto ciò ti circonda lo percepisci come estremamente delicato e tutto ciò che hai dentro lo percepisci come estremamente violento.
Tanto violento da indurti a perdere un po’, poco a poco, il raziocino.
Ieri un signore di settant’anni ha deciso di perdere la vita buttandosi sui binari di Porta Susa, proprio quando un TGV stava entrando in stazione.
Gesti estremi. Che non mi sento di giudicare.
Una decisione. E come tale, esige il rispetto.
E penso che in casi similari, il rispetto sia il silenzio.
 
Ma continuo a pensare a quella persona, senza viso e senza storia per persone che, come me, hanno solo potuto intravedere il risultato finale di quel gesto estremo.
E penso a cosa effettivamente possa portare una persona ad abbracciare una scelta come questa.
Senso di vuoto.
Senso di solitudine.
Senso di abbandono.
Difficoltà: concrete o meno.
 
Tante domande, altre, nuove, affollano i miei pensieri.
Manchiamo di cuore. Manchiamo di fondamenta sensibili.

Chissà se il vuoto o il senso di abbandono o la fretta della vita altrui o il senso di inadeguatezza o quello di non identi(tà)ficazione in radici evanescenti potrebbero (e sottolineo il condizionale) portare me e persone a me vicine a questa scelta o ad una simile.

Ma poi penso anche alle malattie, alla povertà, a tutte quelle situazioni che portano persone, ugualmente senza viso né storia, per la globalità, ad andarsene per sempre e senza poterlo decidere.

Ho gli occhi lucidi, ed uno strano nodo alla gola…questioni che meritano comunque il rispetto, perché non c’è una morte che valga di più ed una che valga di meno. E’ uno sparire, è uno scomparire. Anonimo.

E allora, penso.

Sarebbe fantastico si potesse usufruire della vita nostra e di quella degli altri, prima che qualcosa o qualcuno ce la rubi. Sarebbe solo fantastico sentirsi, abbracciarsi, baciarsi, cercarsi, tenersi in conto, essere importanti e far essere e sentire importanti. Sarebbe fantastico ci si sorridesse e si approfittasse di questi momenti per dare e ricevere una carezza, uno sguardo, un po’ di affetto. Magari, potrebbe far soffrire meno, magari potrebbero far sentire meno soli e certe scelte, magari, non verrebbero nemmeno prese in considerazione.  Sarebbe fantastico ci dessimo il tempo per esserci, a dispetto dei mille impegni dietro ai quali, sovente, ci nascondiamo o ci ripariamo, quasi fossero il nostro scudo.

Sarebbe fantastico si iniziasse, davvero, a ragionare con il cuore e si smettesse di far pompare sangue al cervello.

treno TO-BI, ven.22nov2008, 19h07

Pubblicato da: occhineri82 | ottobre 11, 2008

Quito, parto.

Dalla Stanza dei Soli, mercoledì 8 ottobre 2008, 2h31.
(Da una mail, scritta appena arrivata a casa).
 
Il viaggio.
Incosciente.
Non credo a ciò che sto facendo e a dove sto andando, nemmeno una volta in aereo.
Quito-Guayaquil-Madrid-Roma-Milano.
Un viaggio lungo, passato a guardare fuori dal finestrino, a ricordare: immagini, parole, visi di persone, luoghi.
Penso anche ad A.
Chissà, magari avrà cambiato idea, magari lo vedrò una volta all’aeroporto. Provo ad immaginare cosa farei. Ma non faccio niente di ciò che ho immaginato, visto che A. non ci sarà sul serio.
 
Madrid e il suo aeroporto enorme, e il suo spagnolo "strano", così poco ecuadoriano.

Roma e i miei desideri.

Incontro papà, mi abbraccia forte, sento le sue lacrime sul mio viso. Provo tanta tenerezza, mista a una freddezza, probabilmente dettata dalla mia stanchezza.
Lo guardo, e lo vedo invecchiato.
Ma non è cambiato.
Caldo, forte.
Roma. amorR. Me ne voglio andare il prima possibile.
Parte il volo per Milano, mi sento seriamente schiacciare dalla stanchezza di atterraggi e decolli, da quel rullio di motori che sempre, […], mi fa fortemente pensare a Lorenzo, ogni volta.
Arrivo a Milano.
Milano e la sua nebbiolina, fina.
 
Vedo me che con la Ford vengo a prendere te, quando ancora abitavamo a Como.
E allora mi viene voglia di guidare.
Esco dalla porta e non vedo nessuno. Nessun viso conosciuto. Ma poi, all’improvviso, appare la mamma. Con il suo sorriso.
Anche lei mi sembra diversa. Ma non mi sembra sia passato un anno dall’ultima volta che l’ho vista.
Stessa freddezza e lontananza di prima?
Bhò. Ci abbracciamo, mi dice che sta bene.
Finalmente. Finalmente mi dice che sta bene.
E penso a me, come in un flash back.
Penso che lo scorso anno, poco prima di partire, eravamo in auto. Io stavo guidando l’Opel. Metto la freccia a destra, alla rotonda di Pollone. Ingrano la seconda, motore che ruggisce, metto la terza. Finestrino abbassato, mamma dietro, papà di fianco. Dico: "Vi devo dire una cosa. Sono felice!".
Mancavano pochi giorni alla partenza. E A. era con me, anche se lontano.

Oggi la mamma mi dice che sta bene. Io sorrido, le sorrido, le faccio una carezza probabilmente con mani diverse, con un tatto diverso.

Penso a me. Sei felice, tu, oggi, qui, in questo aeroporto?
Non trovo risposta.
Papà è stanco, solite lamentele, una frase che non sentivo da tempo, “Qui, c’è qualcosa che non va!”.
Prendo le chiavi dell’auto, e nonostante sia da un anno esatto che non tocco freno-frizione-acceleratore, mi metto alla guida. Nel silenzio di piccoli paesi desolati, dove nemmeno un cane passa.
Penso. Ascolto gli ultimi pettegolezzi, interrotti da qualche sporadica domanda su di me e sul mio Ecuador…ma sono solo domande, la risposta non interessa.
Penso e cerco di fare un calcolo, senza usare le dita, per vedere che ore sono in Ecuador.
Arrivo a casa.
Profumo.
Quel profumo di mamma, che solo lei sa dare alle cose, soprattutto alle sue cose di casa.
Cucina, latte e grancereali. Do loro le cose che in questi mesi avevo preso, per loro.
Apro quelle valigie e vedo 365 giorni volare, come farfalle. E quindi sorrido, nel vedere il loro sorriso. Almeno, con i regali, sanno sorridere dell’Ecuador.

Salgo in camera. Un museo.
Tutto è come l’avevo lasciato io il 5 ottobre 2007.
Non c’è posto per tutte le cose sudamericane che mi sono portate dietro, e penso già che domani mattina dovrò cercare loro una sistemazione. Almeno, in attesa di una definitiva.

E così ti scrivo. Cerco di farlo con il sorriso, ma mi sento pesante.
Sarà il viaggio, saranno i ricordi o, peggio, i desideri.
Sarà che avrei voluto trovarti, perché forse questo rientro in casa sarebbe stato meno estraneo.
Sarà che mi sono già chiesta mille volte, che faccio domani? E dopodomani?

Solo un po’ di malinconia, passerà?

[…].
Babi

Pubblicato da: occhineri82 | ottobre 6, 2007

Quito, arrivo.

Muzzano, la Stanza dei Soli, 6 ottobre 2007, 3h41

 

Profumo di bagnoschiuma al cioccolato. Pelle morbida.

Sono le 3.43 ed io sono appena uscita da una doccia bollente, una di quelle docce interminabili, che ti cuociono i pensieri e che distendono i nervi ed i muscoli.

 

Un groviglio di pensieri in testa e nello stomaco, soprattutto dopo una notte passata in bianco, ottenendo così un unico risultato: occhi pesantissimi e che bruciano.

 

Sto per partire.

Il viaggio sta per iniziare.

Spengo il pc e tutto inizierà.

 

Aggiorno da Madrid… se non mi addormento sulle panchine della sala d’aspetto.

 

🙂

B.

Pubblicato da: occhineri82 | luglio 22, 2007

Marsala

Marsala.

Marsala da sentirsela addosso, Marsala da ricordare e Marsala da desiderare.

Marsala da apprezzare, Marsala da odiare, Marsala da amare, Marsala da disprezzare ma in ogni caso, Marsala da voler trovare in ogni posto. Ad ogni costo.

Marsala dei profumi, dei silenzi, degli odori, delle lacrime, delle grida.

Marsala lontana, Marsala vicina.

Marsala dei controsensi: Marsala dei contro e Marsala dei sensi.

 

Barbara

 

 

  

Pubblicato da: occhineri82 | giugno 30, 2007

Aiuto.

Che mal di testa che ho…
E chi l’avrebbe mai detto o, meglio, chi lo sapeva che mi sarei sentita così a due giorni dalla laurea?
 
Troppe emozioni, forse.
Il lavoro è finito, altri nove mesi passati.
La chiamata per l’Ecuador.
La discussione che si sta avvicinando…e un’altra cosa che finisce.
…probabilmente, con questa laurea, allontanerò definitivamente da me quel pensiero. Proprio Lui, ancora Lui, sempre Lui.
 
Aiuto. Sono in preda ad un momento di ansia.
E’ normale??
Pubblicato da: occhineri82 | giugno 21, 2007

Un petit resumé / Un piccolo riassunto

…ça fait longtemps que je n’écris plus…sauf quelque ligne…
Mais, je dois le dire…disons que depuis la rentrée de la Corse, j’ai eu dans ma tête et dans on cœur un tel bordel ( bof…ceux-là, pour ce qui me concerne, ne manquent jamais).
Enfin, c’est depuis mars que je suis en lutte continue avec moi-même et contre moi-même…les mêmes choses, auxquelles, par contre, aujourd’hui, je ne veux pas  penser…parce que c’est depuis hier que je me suis obligée la philosophie « peace and love »…une drôle de philosophie, mais peut être que elle sera une philosophie qui me fera du bien, soit à moi, soit à mon cœur, vu comme organe qui donne la vie, et pas comme un élément « romantique ». Il a eu des chagrins, trop de stress, et je crois soit arrivé le moment que je m’occupe de lui.
e qui s’est passé depuis mars jusqu’à aujourd’hui.
Un très court résumé, en plus, schématique…juste parce que les schèmes ne me permettent de réfléchir beaucoup :
  •          début rédaction thèse
  •         James est parti (rentré chez lui)
  •         tous les autres, aussi, sont tous partis
  •          finalement, moi aussi je suis partie, mais c’était un départ qui avait un retour, malheureusement : voyage en Thaïlande, où j’ai goûté mille beautés, parmi lesquelles celle-là d’être proche (physiquement aussi) à mon frère
  •          rentrée à Gap un peu…uhm…bouleversante…début du vrai stress.
  •          25 ans
  •          rentrée temporaire en Italie : thèse rendue au secrétariat et espagnol réussi…et qui pouvait crois que le « bloque » allait se « débloquer » ??
  •          rentrée à gap : je m’entoure de la philosophie « peace and love », avec la promise de la garder le plus longtemps possible dans ma vie de tous les jours.
Voilà, en passant, toutes mes nouvelles…même si la nouvelle plus importante sera le 2 juillet.
Quoi dire d’autre…je suis assise à mon bureau, les fenêtres sont ouvertes, j’écoute les « bruits » du jour et pendant la nuit, toujours avec les fenêtres ouvertes, je me laisse endormir par les sons de la nuit…et c’est fantastique se réveiller avec le chant des petits oiseaux, et avec le train-train de la vie de toujours, qui redémarre, douce et poli… je suis en un moment de tranquillité. Mes pensées y sont toujours, et jamais ils partiront (parce que, si jamais c’était comme ça, je ne serais plus moi-même !). Les rêves  / cauchemars y sont toujours…même pas ceux-là vont s’en aller, mais au moins, en ce moment, je suis en train de réussir à établir rationnement un peu du calme à mon intérieur.
 
Et hier, juste pour faire, je suis entrée dans une librairie, ici, à Gao…et même pas en m’en apercevoir, je suis sortie après une heure, trois quart de laquelle « vécus » devant la section « voyages »…je suis sortie de là avec une guide sur l’Equateur, une sur Valencia et un nouveau journal intime des voyages…vu que le mien, commencé avec le voyage au Maroc, est presque fini.
J’ai ris, toute seule…mais j’ai été bien. Et je suis bien.
 
 
 

 
…è da tantissimo che non scrivo…se non qualche riga.
Ma lo ammetto…diciamo un po’ che dal rientro dalla Corsica, mi sono ritrovata un casino in testa e nel cuore (bhè…quelli, per quanto mi riguarda, non mancano mai).
Insomma, è da marzo che sono in una lotta continua con me stessa e contro me stessa…solite cose, alle quali, però, oggi, non voglio pensare…perché da ieri mi sono imposta la filosofia “peace and love”…una strana filosofia, ma forse una filosofia che farà bene al mio cuore, inteso come organo e non come elemento romantico. Ha subito molti contraccolpi, troppo stress, e forse adesso è arrivata l’ora io mi occupi di Lui.
 
Cosa è successo da marzo ad adesso.
Un breve riassunto, per di più schematico…giusto perché gli schemi non mi fanno riflettere più di tanto:
  •          inizio scrivere tesi;
  •          James è partito;
  •          tutti gli altri pure, sono partiti
  •          ..alla fine, anche io sono partita, ma era una partenza che prevedeva un rientro..purtroppo: viaggio in Thailandia, dove ho assaporato mille bellezze, fra cui anche quella di stare vicina ad Anto;
  •          rientro a Gap un po’ tumultuoso…inizio dello stress, vero e proprio.
  •          25 anni
  •          rientro temporaneo in Italia: tesi consegnata e spagnolo superato…e chi se lo immaginava che il blocco si sarebbe sbloccato???
  •          rientro a Gap: abbraccio la filosofia peace and love, con la promessa di cercare di mantenerla nella mia vita quotidiana il più a lungo possibile…
Ecco, molto in breve, le novità…anche se la novità più importante sarà il 2 luglio 🙂
 
Che dire d’altro…sono seduta alla mia scrivania, le finestre aperte, ascolto i rumori del giorno e di notte, sempre con la finestra aperta, mi lascio addormentare dai suoni della notte…ed è eccezionale svegliarsi con il canto degli uccellini, e con il solito train-train della vita, che riprende, conscio e lento…sono in un momento veramente di tranquillità. I miei pensieri ci sono ancora, e mai se ne andranno (perché se così fosse, non sarei io). I sogni/incubi pure…nemmeno quelli mi abbandonano, ma almeno in questo momento sto riuscendo a stabilire razionalmente un po’ di calma dentro di me.
 
E ieri, così, tanto per, sono entrata in una libreria, qui, a Gap…senza nemmeno rendermene conto, sono uscita dopo un’ora, tre quarti della quale passata davanti alla sezione ‘viaggi’… sono uscita di lì con una guida sull’Equador, una su Valencia ed un nuovo quaderno di viaggio, visto che il mio, iniziato in Marocco, sta per finire.
Ho riso da sola…ma sono stata bene. E sto bene.
 
 
Pubblicato da: occhineri82 | maggio 30, 2007

Dal produttore al consumatore…

…già. Dal produttore, io, al consumatore…i prof., noi, io inclusa.
 
Un titolo che forse non c’entra nulla, ma…bhè, è stata la prima cosa che mi è venuta in mente appena ho avuto queste 120 pagine fra le mani.
 
E come all’improvviso, uno dei miei soliti film, che si sviluppano dentro i miei occhi, che mi fanno vedere scene non solo già viste, ma vissute…ed ho il cuore in gola. E non so bene spiegare perchè.
Perchè forse in tutti questi miei mesi di silenzio ho combattuto con vecchi fantasmi, vecchi…i soliti. E mi sono buttata in questo lavoro, creando un casino dentro di me e nei luoghi in cui io sono passata ed in cui ho vissuto.
La mia camera di Gap, la casa dei miei..un bordello: fogli dizionari, libri ovunque; idee da organizzare e momenti di rabbia e delusione e lotta…ma felicità, soddisfazione. 120 pagine redatte da sola, in un Paese che non è il mio. E ci sono riuscita.
 
…poco fa, questo profumo fresco di stampa , il profumo di colla, i caratteri dorati che luccicano e brillano, e che mi riportano a cosa questa doppia laurea significa… tutt’ora, nonostante tutto.
 
Non mi sembra vero.
No, ancora non mi rendo conto.
So solo che questo mio volume è bellissimo, verde…il mio colore preferito, il colore della speranza…
 
Spero.
Babi
 
p.s.: le foto, testimoni di tutto…del casino della mia camera, del mio letto…e la mia tesi…ed io…con Lei. Ma è Lei la più bella, adesso…io sono a vista d’occhio alquanto provata 🙂
 

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