Pubblicato da: occhineri82 | settembre 12, 2006

Da una lettera.

…le mie lettere sono parole in itinere.
Parole sempre in movimento, che girano, ruotano su loro stesse, impazziscono, nascono quando meno te lo aspetti.
Sono parole nervose, agitate, come in cerca di uno spiraglio di luce o di una nuova boccata d’aria; o forse, semplicemente, vagano per cercare la via d’uscita da questa mia testa, confusa, disordinata, instabile.
Solo una voglia, adesso: chiudere gli occhi e riaprirli, trovandomi al mare, in spiaggia. Una spiaggia deserta, perchè è Settembre, e nessuno, a Marsala, va al mare, a Settembre. Ma..io ci andrei, ed anche tu ci verresti…magari con il maglione di lana e con due teli addosso, ma io e te saremmo là, avvolti da quel profumo di mare e con la sola voglia di continuare a respirare quell’atmosfera anche con gli occhi.
(…)
Ieri, esame. Didattica dell’italiano come lingua straniera. Un esame noiosissimo, che non a caso ho lasciato per ultimo. Non me l’aspettavo, ma è andato bene: 28.
Quando sono uscita dall’aula, con quell’altra riga del libretto -la penultima- scritta, non so dirti cos’ho provato.
Mi sono sentita "molle", stanca, forse addirittura sfinita. E forse, ho anche pensato quanto sarebbe stato bello avere là fuori una persona ad aspettarti, o una persona da chiamare e dirle come stavi, e raccontarle tutto o, forse, non raccontarle nulla, perchè la prima cosa alla quale avresti pensato sarebbe stata " Ci vediamo? Ho voglia di stare con te.".
Tre anni, da quando ho iniziato l’università, che penso queste cose, ad ogni esame dato, ad ogni successo o ad ogni insuccesso.
Si, sarebbe stato bello.
E così, sono uscita da quell’aula e sono andata a cercare una mia amica…una persona che ho sempre reputato Amica ma che all’inizio di luglio, il 9 luglio, mi ha trattata male. Ed in seguito a quel fatto, mi ero ripromessa che era ora di smetterla di farsi trattare male, che era ora di circondarsi di persone che sapevano volermi bene, che ne avevano davvero voglia. E mi sono detta che, con lei, io, avevo chiuso.
Ma non so perchè io mi prometta sempre delle cose e alla fine faccio l’esatto contrario. Le voglio bene…e sono andata a cercarla.
"..me la offri una sigaretta?". Così, ho esordito, il tutto accompagnato da uno stanco sorriso.
Mi ha guardata, "Si", sorriso e siamo andate a sederci sotto un sole afoso, con una sigaretta fra le dita ed un po’ di giustificato imbarazzo. Giusto mezz’ora, il tempo per spezzare un po’ di quel gelido ghiaccio, con la voglia, forse, di chiarire, ma non in quel momento. E me ne sono andata…forse sentendomi anche una persona migliore, perchè in grado di scusare, perdonare, guardare oltre le ferite. E così, tutot il viaggio di ritorno, da Torino a casa, l’ho fatto in compagnia di una sola certezza, acquisita in quella mezz’ora: se vuoi davvero bene ad una persona, gliene vuoi per sempre.
Qualsiasi cosa ti abbia fatto, qualsiasi cosa sia successa, ovunque tu sia.
(…)
E’ da due mesi che continuo a chiedermi come sia possibile non amare più una persona; mi chiedo cosa si provi, cosa si senta, mi chiedo il perchè.
Domande su domande, nel mio cervello, nella mia testa, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Domande che sono rimaste senza risposta (…).
In un modo o nell’altro, x, fa ancora parte della mia vita e non riesco proprio a scacciarlo via, dalla mia testa, dalle mie giornate, dal mio cuore.
 
Avrei bisogno di un abbraccio.
Forte, sincero, pieno di affetto.
Vero.
Avrei bisogno di un TUO abbraccio.
Barbara.
 

Parole. Poche. Ultimamente pochissime.
Pensieri. Troppi.
Di giorno, di notte. Così tanti da stare male, sentirsi soffocare, mancare l’aria.
Solita ventata di tristezza, su questi tasti.
 
Ed oggi, in un momento in cui il mio cuore ha deciso di aprirsi, ha scritto questa lettera…come sempre, senza pensare.
 
Rabbia.
Incredulità.
Fatica.
Confusione.
Perdita…di troppe cose.
 
Domenica, sui libri, un angoscioso pianto mi ha rapita…solo due parole, "Mamma, aiutami…", ed un abbraccio. Forte. Materno.
Avevo le mani ghiacciate, la testa stava scoppiando…è da mesi che non riesco più a dormire.
E’ da mesi che mi sento una cretina.
Ed ultimamente mi sto anche chiedendo che senso abbia questa mia laurea…un traguardo per la felicità. Doveva essere anche quello.
 
Abbadonata, gettata come un fazzolettino usato, rimpiazzata, sostituita senza troppe difficoltà.
Mi sento come se qualcuno potesse strapparmi via le vene dalle braccia, sfilarle, senza sentire alcun dolore.
Mi sento vuota, priva di ogni forza. Mentale, prima di tutto, fisica, dopo.
Lunghi anni passati a lottare, a credere nelle cose che si facevano, a credere in una sola semplice parola: NOI.
Confusione, delusione, amarezza.
Si può stare bene con milioni di persone…ma l’Amore è un’altra cosa.
 

Ricordi sbocciavano le viole
con le nostre parole:
"non ci lasceremo mai,
mai e poi mai"
Vorrei dirti, ora, le stesse cose
ma come fan presto, amore,
ad appassire le rose
così per noi.
L’amore che strappa i capelli
é perduto ormai.
Non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti
al sole di un aprile
ormai lontano li rimpiangerai.
Ma sarà la prima
che incontri per strada,
che tu coprirai d’oro
per un bacio mai dato,
per un amore nuovo
E sarà la prima che incontri per strada,
che tu coprirai d’oro
per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

(La Canzone dell’Amore Perduto, Dabrizio De André.)

 
 
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