Pubblicato da: occhineri82 | ottobre 28, 2006

In Italia..pensieri ed emozioni di un cuore in viaggio..

E così, ogni tanto, si pensa e si decide di tornare a casa…perché a volte, si ha bisogno di sorrisi ed abbracci pieni di Amore, nonostante le cose, altrove, nella tua nuova vita, vadano bene e tu sia riuscita a sentirti nuovamente padrona di te stessa.

 

Sono tornata a casa per queste vacanze della Toussaints… in Francia ci sono queste vacanze, per me, molto lunghe quest’anno… e così, fino al 7 novembre non rivedrò i miei Cuccioli.

In ogni caso, avevo diverse cose da fare, qui, per di qui…oltre a stare con mamma, papà e con i miei zii, che dopo 12 anni, sono venuti a trovarci qui, a casa a Muzzano.

Torino, biblioteche, materiale per le mie lezioni in Francia con i piccoli ( il solito Pinocchio e la mia new entry La Pimpa 🙂 ), il colloqui per Disneyland Resort..e poi…il compleanno di Natalia…e poi… persone da vedere…

 

Già… ieri, stanca, dopo una notte completamente in bianco passata a Gap con Massimiliano ed Angel ( l’euforia di internet a casa è stata più loro che non mia, visto che sono rimasti tutta la notte attaccati al mio pc… per Angel è normale: è dell’Ecuador, e quindi, collegandosi durante la notte, riesce a sentire i suoi amici e la sua famiglia), è iniziata la traversata…

Insomma, per arrivare a casa ho dovuto vivere un’epopea dalle 6.00 fino alle 16.30, ora in cui sono scesa dal treno a Biella.

Non male, eh?

Quindi…ieri, arrivo a Torino alle 14.30, circa…e..bhè, si, è normale pensare ciò che ho pensato…è normale sentire i brividi percorrerti interamente il corpo quando rifletti su cose per te molto importanti…e quando queste riflessioni ti portano a delle conclusioni un po’ amare..

Una storia lunga tre anni e mezzo…e mai una volta che ci fosse stato qualcuno ad aspettarmi in stazione, alla fermata del bus, in aeroporto.

Mai…

E ieri…ieri la “mia prima volta”..scendo da quel treno gremito di persone arrabbiate per il ritardo di un’ora, che il TGV ha maturato e non ho ancora capito perché…scendo stanca per tutto il mio lungo tragitto… scendo anche un po’ incredula, perché non ci credo ancora che “qualcuno” abbia fatto un passo così importante ( trasferirsi da Marsala a Torino…), e sembra anche in modo così sicuro e definitivo, per una serie di motivi.. fra cui, anche me…

Bhè..insomma, scendo un po’ frastornata…parlo ancora in francese, ma sono a Torino, mi sembra il mondo mi giri attorno ad una velocità insostenibile, così tanto che mi gira la testa… sguardo basso, per non rischiare di cadere sui binari 🙂 , mi guardo attorno…alzo lo sguardo..ed un sorriso mi accoglie… in quella città le cui chiavi, metaforicamente, sono state a lui date, il giorno della mia partenza per la Francia.

E dopo un sorriso, un abbraccio…lungo mezz’ora, accompagnato da carezze dolci sui capelli, fra i capelli un po’ arruffati e velocemente acconciati fra i denti di una pinza troppo piccola per poter contenerli tutti…un dolce e leggero vento..non ci credo che lui sia a Torino. Non ci credo…e forse, non ci credo così tanto che è impossibile non pensare a ciò che è stato. A quante volte ho pregato la persona che ancora amo perché ci provasse, almeno…ma non a viverci..ma a farsi piacere una città… un’atmosfera…senza dubbio diversa da quella siciliana, ma comunque..un’atmosfera…

 

mi ricordo, nel lontano dicembre 2002…lui ed io in una delle piazze più brutte di Marsala, ma LA piazza in cui tutti i ragazzi si danno appuntamento prima di iniziare la serata.. faceva freddo…io e lui ci eravamo appena conosciuti, e quella piazza non mi era mai appartenuta…perché in realtà, non mi piaceva.. e mi ricordo il mio sapere essere felice anche in quella piccola cosa. Lui, i suoi amici, tutta quella gente. Ed io.

Io che guardavo tutto, osservavo ogni minimo particolare con gli occhi sgranati, dalla felicità, sognanti, increduli… potevo pure essere in una discarica, ma sarei stata comunque felice, al suo fianco.

E lui…lui sì, se n’era accorto..mi accarezza il viso e mi dice “ che piccolina che sei.. sei bella, guardi tutto con la bocca aperta, con senso di stupore…”. Aveva visto che quegli occhi sgranati luccicavano…ma per la felicità…

 

E ieri, in pochi minuti… ricordi ed emozioni riaffioravano nel mio cuore…anche adesso, che scrivo, e ci sto pensando un po’ più seriamente…

 

E ieri, ieri… lui, un “altro” lui.. un amico… una ( LA) persona che quest’estate ha saputo ingoiare ogni mia lacrima, ogni mio sguardo triste, ogni mio malumore, ogni mia parola, la mia incapacità di reagire, la mia rabbia, le mie urla soffocate.. lui è a Torino, adesso.

Quel lui a cui ho detto “ Non venire”, quel lui che ho cercato di scoraggiare in ogni modo, forse per la paura di sentire cose già sentite, troppe volte.. bhè, quel lui era lì, ad aspettarmi…

E non c’è niente di più bello che un abbraccio appena scendi dal treno.

 

“Appizzuso”, lo chiamo io… che in dialetto significa “appiccicoso”.

Perché lui è appizzuso, con me… 🙂 ma ridiamo su questa cosa, di questa cosa… ed il suo scudo, a questo mio “attacco” è: “ Sei tu che mi fai diventare appizzuso… 🙂 ”…

 

In mezzo a troppe persone, sono riuscita a rilassarmi, e quasi, sentivo il mare, come quest’estate a Marsala, quando lui cercava di curare le mie ferite fra le sue braccia, e davanti il mio Mare che come sempre ho reso custode di ogni mio pensiero.

 

C’era lui, c’erano i suoi abbracci, c’era il suo profumo e la mia voglia di respirarlo…c’era il suo sguardo, fisso, immobile, insistente, penetrante su di me. Nei miei occhi.

 

…e ieri, prima di provare tutto questo turbinio di sensazioni… che strano, che coincidenza.. ero ferma ad Oulx… tiro fuori dalla mia borsa il mio quaderno-diario-di-bordo.. pensieri, i miei, in viaggio fra cuore e mente.. e sotto caldi raggi di sole che mi accarezzavano, seduta su una panchina della banchina, avvolta dal mio impermeabile nero, li scrivo…

Penso ad un libro che ho letto..lettura impegnata, nel senso che è stata un’impresa leggerlo, capirlo; ed è stata anche un’impresa NON stare male… ma è quando sto male che rendo..tant’è che l’esame è valso un trenta 🙂 Bhè, cmnq: “L’Isola di Arturo”, di Elsa Morante.

Arturo, il personaggio… un bambino-uomo… innamorato di Nunziata. Quasi sua coetanea, ma sua matrigna. Arturo, solo.. con un universo di pensieri e di sensazioni.. e con un amore che corrisponde anche alla sua paura, al suo timore, al suo peggior nemico. Nunziata. Ed allora, quasi per esorcizzarlo/la, quasi per allontanare questo terribile Amore/Odio da lui… non pronuncia mai il suo nome. Per lui Nunziata è solo N.. Enne punto.

Una lettera puntata.

Così come, per me, “lui” è diventato G..

Anche per me una lettera puntata.

E, per quanto mi riguarda… la G non è, né la prima, né, soprattutto, l’ultima, lettera dell’alfabeto…

 

Buon fine settimana 🙂

Un abbraccio grande,

Babs

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