Pubblicato da: occhineri82 | marzo 19, 2007

L’Ile de Beauté.

…terzo week end di fila, a casa.
Nina Simone sottofondo, qualche candela, internet davanti agli occhi…e sul comodino, pagine da divorare.
E nella testa, pensieri da riordinare, immagine da sfogliare, frasi da pronunciare, desideri da realizzare, paure da annientare.
 
E’ da tantissimo che non scrivo..quasi non mi capacito di come sia potuto accadere. Anche se..bhè..non dovrebbe essere troppo difficile rispondersi, se si provasse ad essere un po’ sinceri con se stessi… il mese di febbraio è stato un delirio. Dentro di me, ed anche fuori.
Cuore e cervello da ascoltare allo stesso tempo; giorni da preparare e da prepararsi a vivere. Con la calma più apparente che potessi impormi.
 
Il viaggio in Corsica ha preso forma, in meno di una mezz’ora, una domenica pomeriggio, poco prima che il suo treno partisse. E poco dopo avere deciso di provare a fidarmi di lui. Poco dopo avere deciso di vivere. Con tutte le paure, i dubbi ed i battiti di cuore che questa decisione, in generale, comporta.
Vivere significa anche questo.
Avere le vertigini.. “non è paura di cadere, ma voglia di volare”.
 
Il bisogno di andare via da qui era forte. Ed ancora di più forte, era il bisogno di stare un po’ vicino al mare. Ai gabbiani, alla loro voce. Con lui.
 
Venerdì 23 febbraio 2007.
La partenza.
L’arrivo a Marsiglia è stato marcato da una folata di vento caldo e profumato, quel vento che soffoca ma che ti fa sentire protetto, perché forte e vigoroso è l’abbraccio in cui e con cui ti avvolge.
Marsiglia.
Il suo rumoroso vivere.
Il suo vivo movimento.
Vieux Port, affollato da persone che tranquillamente si prendono del tempo per se stessi.
Mi incanto… a guardare quelle persone illuminate dai raggi del sole, che sono lì, tranquille, rilassate, serene; spio fra le staccionate, pescatori, uomini di mare, con la pelle abbronzata ogni giorno dell’anno, e cerco di rubare loro i loro sguardi, mentre preparano la rete per la notte, accanto alle loro barche dai nomi più coloriti e dai colori più svariati… e James mi ritrova con la bocca aperta, sovrastati entrambi, e tutti, dalla Signora, Notre Dame della Garde, che brilla come non mai, in questo caldo pomeriggio di fine febbraio.
Un panino seduti sugli scogli, l’orologio che segna le 17, e alle 18 la nostra nave parte.
Traffico, andiamo, corriamo…ci guardiamo, si, davvero, stiamo per partire…
La nave salpa. E noi ci abbracciamo… si, ora si, inizio a crederci.
 
James ed io. Io e James. Direzione Corsica.
Questi gli unici pensieri ammessi e consentiti.
 
Sabato 24 febbraio 2007.
Porto Vecchio.
Porto piccolo, quasi c’è solo il posto per la nave con la quale siamo arrivati.
Mi guardo attorno, un po’ di confusione, ma tutto sotto controllo… Silenzio, una città che sembra dormire ancora… ma ancora non so che questa è la Corsica…
Zaino in spalla, caldo; subito ci imbattiamo in una salita niente male.. ma anche qui…ancora non so che anche questo è la Corsica…
Albero di aranci e di mandarini colorano e profumano la via; una Porta, la Porte Génoise, ci attende, e noi entriamo, indisturbati, tranquilli, a nostro agio, quasi come avessimo le chiavi di quella città..la vista domina ogni altro senso: il golfo e le saline della città, a tal proposito, chiamata “ la Cité du Sel”.
Un salto all’Ufficio di Turismo, una passeggiata tranquilla per i vicoli ancora assopiti, una pausa nella piazza principale, con una mela, del cioccolato, e con un caffé, bevuto con il sole in faccia e con al prima cartolina da scrivere al mio Faro.
Cittadina carina, tranquilla…si decide di partire.
 
Prossima destinazione: Bonifacio.
Aspettiamo un bus… in realtà arriva un minibus, con alla guida un signore con i capelli brizzolati, le grandi mani e la pelle bruciata dal sole… musica tipo “ Linea blu”, che ti ricorda di essere su un’isola… finestrini abbassati, aria calda che entra, James che si addormenta ed io che lo guardo e sorrido…sto bene.
Arriviamo.. ed in lontananza una cittadella arroccata su una montagna…
Ebbene: circa 300 gradini, rigorosamente irregolari, da fare tutti d’un fiato, a picco sul mare.. ma la fatica è valsa la pena.
Bonifacio, stupenda. Sia la città, sia ciò che si vede da essa.
Una piccola città labirinto, incastonata fra vicoli e da numerosi saliscendi; edifici chiari, che catturano ogni tipo di luce, luminosi, irradianti, pieni di scale; una città verticale, con grandi palazzi, porticine aperte che lasciavano intravedere alte scale, ripide, in penombra.
Sorrisi, numerosi, delle persone che abitano là, che sono abituati a tutta quella bellezza… un pranzo su un muro, quello del belvedere, con il naso sporto a 60m di altezza, l’altezza delle bianche scogliere che dominano il mare… una lunga scogliera bianca, simile a quella di Etretat.
Due Amiche nei miei pensieri.
Un viaggio in Normandia, lo scorso anno…e la Sardegna davanti a me, quasi come se potessi raggiungerla per Lei, semplicemente allungando un dito…
 
Sono estasiata. Respiro tranquillità, ritmata dalla voce dei gabbiani. E quel pezzo di baguette con il brie, non potrebbe essere così buono altrove.
 
Si cerca l’albergo, bermuda addosso, maglietta maniche corte e si parte.. mare.
Mare, mare e solo mare. Corro, quelle scale me le mangio…scendiamo, siamo dominati da quell’imponente parete calcarea bianca, ciottoli che fanno un po’ male ai piedi, ma nemmeno li sento…corro in acqua…ed inizio a cantare… è stupendo. Non ho parole.
Mangiamo le patelle crude, ce ne sono tantissime.. James, non proprio lupo di mare, ci prova..io lo faccio. Sono libera anche in queste piccole cose.
Lui arrampica, io mi sento un po’ una sirena, seduta su una roccia, circondata solo dal mare. Guardo la Sardegna.. penso.. a tante cose, ma ad una in particolare.. ma poi mi giro, e lo guardo, e sorrido. E cerco in questo modo di non pensare… se non a quanto bello sia questo momento, se non a quanto io stia ( cercando di stare) bene.
 
Risaliamo le stesse scale che ci hanno condotto in spiaggia. E ci ritroviamo sul sentiero sopra la scogliera. Un sentiero completamente immerso nel maquis, ( tipica vegetazione mediterranea, elemento ancor più tipico, tratto distintivo, dell’isola; verde, profumata, composta da piante ed arbusti, ricopre quasi come una coperta, praticamente tutta la costa corsa) investiti da questo profumo inebriante. Il silenzio, il mare; qualche brivido.. il sole sta tramontando. E dietro di noi, la città, il belvedere da cui abbiamo immaginato questo stesso sentiero.
Qualche foto, un abbraccio, e torniamo indietro, ma attraverso un altro sentiero.. un po’ più lungo, ma che ci fa scoprire un’altra parte della città, grandi terrazze che danno sui fiordi, sul versante del porto. Zona militare, un cimitero completamente bianco, come se fosse uno di quei villaggi greci, una costa interamente cosparsa da fari.
Corriamo, fa freddo, ed io ho i bermuda..e ridiamo… e giochiamo.. e senza rendercene conto, arriviamo in albergo. E continuando a non rendercene conto, alle 7 di sera, ci addormentiamo, stanchi morti.. per poi svegliarci verso mezzanotte e decidere che, per questa sera, oramai, non si mangia più…
 
Domenica 25 febbraio 2007.
Sveglia, con la prima luce di un sole un po’ nascosto da grandi nubi grigie, minaccianti pioggia.. I soliti rituali mattutini; usciamo, per una colazione in un bar veramente sul mare… vento, gabbiani, oggi la Sardegna sembra ancora più vicina, sembra che quei 12 km si siano ridotti a due o tre.
Ancora un piccolo giro per la città, la spesa per la giornata.
Non ci sono mezzi, oggi, per spostarci, ma noi, testardi, ce ne freghiamo.
Zaino in spalla, una destinazione in testa: Ajaccio.
 
Salutiamo Bonifacio, ce la lasciamo alle spalle… mi viene da ridere. James non è molto convinto, ma per “darmela vinta”, accetta la sfida della giornata. Cercare veramente di arrivare nella capitale, facendo autostop, unico modo per poterci arrivare oggi, nonostante non ci sia nessuno (=turisti) in giro, nonostante gli avvertimenti di diverse persone con le quali abbiamo parlato, nonostante oggi sia domenica ed, in più, sia anche mezzogiorno, per cui sono quasi tutti a casa a mangiare…
Ebbene…i primi 20 km, sono stati inframmezzati da due passaggi: uno, il primo, di una coppia di parigini…che ci hanno fatto la gentile cortesia di accorciarci il percorso di, al max., due km; il secondo, un ragazzo di qualche anno più grande di me,  su una Peugeot 307 in cui c’era un casino assurdo, che per 3 o 4 km, ha guidato avendo, in una mano, una birra, e nell’altra il cellulare.
🙂
Arriviamo sani e salvi in un piccolo paese, minuscolo, a 20 km da Bonifacio. E sembra davvero impossibile sperare ancora di poter arrivare ad Ajaccio. Ci fermiamo in una piazza, mangiamo qualcosa, e decidiamo il da farsi… ma nel frattempo, con in mano un pezzo di pane o un biscotto, continuiamo a stendere  verso l’alto il nostro pollice…fino a quando, quasi spinta da una sorta di disperazione, decido di giungere le mie mani, come in segno di preghiera, mentre James continua a fare l’autostop. Ridiamo, non ci crediamo più… ma guarda caso che..proprio a quelle mani giunte, un signore si ferma..ed io inizio a correre verso quell’auto che ha la freccia destra inserita, lasciando James con zaino e tutto da riordinare…
-sorriso.
-“Buongiorno…dove andate?”
-“ …bhè..dove va lei…”
-“ Io vado verso Sartène”
-“ Perfetto, anche noi…”.
Ci dà l’ok, e saliamo..ho detto una bugia, si, lo so, ma Sartène è la città più grande e più vicina, in cui ci sono maggiori possibilità di non dover necessariamente dormire sotto un ponte…ma, parlando con il signore, scopriamo che lui è diretto ad Ajaccio…lo guardo, ripeto ciò che lui ha detto per essere sicura di avere ben capito e, alla sua affermazione, lo prego, nel vero senso della parola, di portarci con lui… e gli spiego che avevamo praticamente perso le speranze di arrivare nella capitale.. con un sorriso e senza nessun problema, ci dice che per lui va bene…
Senso di rilassatezza… ce l’abbiamo fatta!
E così, mi lascio dondolare dalle mille curve del tragitto, e mi addormento… per svegliarmi in una città grigia, a causa del tempo ( abbiamo avuto fortuna anche in questo…se avessimo continuato a camminare come due globetrotter, ci saremmo presi anche il temporale!), piena di palmeti… ringraziamo di cuore il signore, e decidiamo di andare a bere qualcosa per avere il tempo di cercare sulla mia Routard un hotel aperto..
Zona porto, zona centrale. Ci sediamo, con i nostri grandi zaini, e con una birra corsa davanti…hotel trovato, andiamo.
Un po’ di riposo, qualche Tuc da sgranocchiare e poi si esce.. ma è domenica, ed è davvero tutto chiuso. Troviamo un piccolo ristorante, si mangia un boccone e poi andiamo alla scoperta della città…di notte è tutto più bello. Vicini, ancora di più!
Profumo di mare, questa è la costante.
 
Lunedì 26 febbraio 2007.
Sveglia, con i gabbiani che cantano il loro buongiorno, ai pescatori, alla città che poco a poco si sveglia… come noi. Poco a poco.
Colazione in hotel ( gentilmente offertaci dalla Routard) e poi usciamo, alla scoperta della città, in versione “diurna” 🙂
Movimento, traffico, gente. Napoleone ovunque.
Qualche stizza di pioggia, vento.
Le gambe ci portano, curiose, anche laddove le cose non sono state scritte sulla guida o sui depliant dell’ufficio del turismo. Trovo un molo.. il molo… e subito mi ritrovo a Marsala. Mare aperto, libero.
Vento. Gocce di acqua, non so se gocce piovute dal cielo o se gocce salate.
Qualche foto, e poco a poco il cielo si schiarisce.
Cittadina molto carina, ampia. Grandi piazze, ciascuna dominata da una statua di Napoleone. E da tante palme, verdi, che danzano sulle note di questa piacevole brezza marina.
Dopo avere liberato la camera, andiamo alla ricerca di qualcosa di tipico… panetteria, troviamo il famigerato “ brocciu”, una sorta di formaggio, prodotto con una particolare cagliatura, simile alla ricotta ma un po’ meno “ spalmabile”, che può essere sia in versione salata sia in versione dolce.
 
Porto. Ci sediamo per terra. Con i piedi nudi a penzoloni sull’acqua. Mangiamo, giochiamo con i gabbiani, ridiamo. Ancora un piccolo giro, poi aspettiamo le 15, con un caffé  con il sole in faccia, e la cartolina-diario di bordo da inviare a Londra.
 
Gare routière, bus; direzione: Porto.
Il viaggio, in un altro claustrofobo minibus: curve, testa appoggiata al finestrino, sole caldo che mi ha accarezzata per due lunghe ore e mezza; James appoggiato a me, il suo mp3 diviso in due, e lo sguardo dell’autista fisso sui miei occhi attraverso lo specchietto retrovisore.. tutt’attorno, un paesaggio in continuo cambiamento; si passa dalla distesa infinita blu, a colline verdeggianti che, crescendo, diventano sempre più alte, potendo vantare finalmente l’appellativo di montagna.
Montagne rosse, cascate che si vedono ad occhio nudo… una strada minuscola, auto che rallentano, strettoie, montagne dappertutto. Inizio a sentirmi un po’ male, ma fortunatamente da lontano si inizia a rivedere il mare… Arriviamo a Porto, piccolo paesino al nord di Ajaccio, sulla costa occidentale. Prendiamo i nostri zaini, ed i ricordi dei miei studi in arabo mi spingono a sorridere all’autista e a sostituire il mio “merci” con un altrettanto sorridente “shukran”. Lui, quasi stupito, mi sorride, mi chiede se sono inglese (?) ed ammette di avermi guardata, perché i miei occhi ed i miei colori sono gli stessi occhi e gli stessi colori che lui trova nelle donne del suo Paese… mi/ci fa i complimenti, ci augura buona fortuna e ce ne andiamo.
Con il sorriso.
 
Fa fresco. Il clima è quasi improvvisamente cambiato. Ci guardiamo attorno, e nulla ci ricorda di essere in Corsica. Io decido di essere in Cina, lui in Arizona.
Mi sento piccola; piccola perché sormontata da veramente alte montagne rosse. Non riesco a chiudere la bocca…è tutto così bello…mare, montagne, questi caldi colori… e poi, i profumi.. eucalipto e mimosa. Ovunque.
Iniziamo a camminare alla ricerca dell’ufficio del turismo… una piccola cittadina, sviluppata nel senso della lunghezza… molti i lavori in corso, per poter essere pronti per la stagione estiva. E per i turisti… 
Ridiamo. E le persone, tutti, ci salutano e ci danno il benvenuto… davvero un altro Mondo.
Trovato un piccolo hotel, uno dei pochissimi aperti, ci sediamo sul balconcino della camera.. ci godiamo lo spettacolo naturale.
Qualche pagina letta, nelle nostre due lingue originali :), e poi si va a mangiare qualcosa…di tipico.
Facciamo conoscenza con un gruppo di lavoratori sardi; due chiacchiere veloci, e poi ce ne andiamo a letto…
In sottofondo, solo il lento ma vivo scorrere del fiume.
 
Martedì 27 febbraio 2007.
Questa mattina abbiamo ognuno i fatti nostri in testa.
Un po’ di silenzio, ma non è quel silenzio ingombrante, rumoroso, fastidioso, imbarazzante, che non si sa gestire. No. Solo un po’ di “bisogno di solitudine” per riflettere… usciamo dalla nostra camera, decidiamo il da farsi per il pomeriggio, e poi visitiamo la cittadina. Arriviamo nella parte “ Porto Marine”, accanto al mare.
Il sole splende, ma il mare urla.
Troviamo un amico che, con non molta fantasia, battezziamo Porto: il nostro cane 🙂
Lui, la nostra guida, ci porta al vecchio porto, sormontato da un’altra Tour Génoise, arroccata sulla cima di una grande roccia modellata dalle onde del mare, ed alla foresta d’eucalipto… non posso descrivere il profumo, eccezionale, respirato.. spiaggia.
Ci dividiamo.
James e Porto passeggiano, in cerca di un sentiero da fare; io rimango accanto al mare; tuffo il mio sguardo all’orizzonte. Tante domande. Tutte quelle che questo periodo mi sta dando.
Ma..stop, fine.
Tolgo le scarpe, arrotolo i jeans e.. via, con i piedi in acqua.
Passeggio, io, sola, in questa spiaggia deserta…e parlo con il mio Mare. La sua risposta: un’onda enorme, che non mi aspetto, mi investe.. rido… praticamente mi sono fatta il bagno.
🙂
 
Pausa caffé, pausa cartolina, spesa, andiamo a scoprire ancora qualcosa… mimosa fra i capelli, altra costante di questi nostri giorni. Troviamo un muretto dal quale possiamo dominare tutta la baia.
Decidiamo di fermarci qui, nonostante sia sulla strada… oggi il nostro pranzo è tutto un programma: ravioli precotti in scatola, tonno in scatola ed 800g di composta di mele, rigorosamente in scatola…il tutto corredato da una delle nostre solite baguette.
Ridiamo… 🙂
 
Che facciamo oggi?
Allora, un altro lungo viaggio ci attende.
Porto>Ajaccio>Corte.
Solito “mal au coeur”, per arrivare ad Ajaccio, ma cerco di non pensarci. Ad Ajaccio, un altro bus ci attende per andare a Corte, ex capitale corsa, cuore geografico dell’isola, simbolo della sua storia un po’ “animata”, unica città universitaria, voluta da M. Pasquale Paoli.
Di nuovo, i paesaggi sembrano rincorrersi, tanto velocemente cambiano..
Sulle cime, vediamo la neve… ci manca solo questo, e poi abbiamo visto tutto!
Arrivati alla stazione di Corte, spesa, e poi solita ricerca di un hotel.
Altre scale, costante di questi giorni… passeggiando, così, per caso, troviamo un piccolo hotel che, oramai, io ho ribattezzato come “l’hotel da claustrofobia”: moquette blu attaccata alle pareti, una sola luce nella stanza, letto con copriletto blu tendente al nero.. ridiamo anche in questo caso… e iniziamo un lungo discorso, gustando il figatelli ( salsiccia/salame tipica/o corsa/o, di fegato) ed un’altra birra corsa, bianca, alle erbe del maquis, Colomba.
-“..uhm… buono ‘sto figatelli, ma non mi convince..non so, c’è qualcosa che non mi piace..ho pure un po’ male alla pancia…”…
…solo il giorno successivo scopriamo che era da mangiare cotto… siamo dei grandi, noi! 😀
Siamo stanchi morti, ma usciamo.. d’altronde qui ci stiamo solo questa notte…e la città ispira molto.
Grande cittadina; scale, piazze illuminate di giallo antico, pavè dappertutto, grandi vecchi palazzi, che mi danno l’idea di grandi abitazioni signorili, un po’ di storia letta sulla mia guida, ed il suono di un campanellino in sottofondo… oggi è il giorno degli amici acquisiti: un gattino, bellissimo, Corte ( non poteva essere altrimenti!), ci segue per tutta la serata di scoperta della sua città…
Passeggiata molto tranquilla, grande centro città arroccato su una collinetta.. e la città che si domina, dalla Cittadelle, sembra infinita.
Molto carina, elegante, discreta.
…doccia e poi nanna. La sveglia suonerà alle 5.30.
 
Mercoledì 28 febbraio 2007.
Direzione: Bastia.
Una mela per colazione, e si parte… con il bus per un pezzo, e per la restante parte del viaggio, con un treno; unica linea esistente in Corsica, quella che unisce Ajaccio e Bastia.
Arrivo a Bastia, un po’ disorientati.. oramai giriamo così, semplicemente a zonzo, con il naso all’insù, proprio come piace a me.
Qualche domanda, noi ci guardiamo attorno, puntiamo come dei segugi all’ufficio del turismo… e poi,  il nostro solito grand café crème in un bar giallo, che dà sulla piazza principale, anche questa, dominata da un imponente ed imperante Napoleone.
Decidiamo il da farsi… non vogliamo rimanere a Bastia, abbiamo il Cap Corse da vedere.
Ed ancora quasi due giorni da vivere intensamente.
Cap Corse, il “ dito” della Corsica, quello che punta verso la Liguria.
C’è da riflettere, per poter sfruttare al meglio il tempo, e per poter utilizzare appieno i pochi mezzi di trasporto che la stagione offre.
Così, dopo aver fatto ambarabaciccicoccò 🙂 e dopo avere chiesto consiglio al barista :), partiamo.
 
Altro minibus, destinazione Saint Florent, piccolo porto, molto carino, su una baia come incorniciata dalle montagne del Cap Corse.
Profumo di pesce,brulichio di persone, rumore quasi assordante dei grandi alberi delle barche che, mossi dal vento, sbattono fra loro.
Pranzo isolati dal mondo, sul mare.. vento, vento e solo vento. Vento anche in mare, che ci saluta, schizzandosi su di noi..
Vento, mare e sole. Ed una costa interamente dominata da numerosi fari. Di tutti i colori, di tutte le dimensioni.
Stiamo bene.
E come al solito, una mimosa fra i capelli…
Una passeggiata mano nella mano nella Citadelle, il piccolo centro, la vita sembra essere in pausa, la pausa pranzo.. e noi passeggiamo.
Una fontana con dei rospi in bronzo… scherzo… do un bacio ad uno di essi, apro gli occhi e trovo un principe… non biondo, né con gli occhi azzurri, né tanto meno su di un cavallo bianco…ma un quasi principe inglese, con i capelli castani, gli occhi verdi, a piedi e con un grosso zaino sulle spalle… che mi guarda allibito, e continua a dire che sono pazza 🙂 ma lui le favole da bambine non le sa… e ridiamo, ancora!
Porto, molo.
Il vento cresce sempre di più… come anche la mia insicurezza… parliamo, occhi negli occhi. Devo credere… giochiamo, ci rincorriamo… e ritroviamo l’autista che ci aveva portati al mattino. Faccio due chiacchiere con quel signore, e mi addormento, guardando la costa scorrere alla mia destra…
 
Ritorniamo a Bastia, e da lì parte un altro bus per un’altra piccola cittadina: Erbalunga.
Molto carina, meta di artisti durante l’estate. Me li immagino… una piccola Covent Garden, in versione minuscola, ed in versione corsa.
Passeggiamo, tranquilli.
Vento. Ed un leggero mal di testa ci prende…
Un signore mi dice che il vento sta soffiando a 130km/h. E’ incredibile, davvero.. ho una sensazione di confusione all’interno della testa… ma non riesco a staccarmi da quel posto. Anzi, mi siedo su un muretto… e tre messaggi raggiungono l’Italia e l’Inghilterra.
Un po’ di malinconia, dettata forse dal tempo, e dai pensieri.. che nonostante tutto, non sono in grado di abbandonare fino in fondo… ma poi mi giro, lo cerco, e lui e là. Ed allora.. si, andiamo. Ritorniamo a Bastia.
 
Ritorniamo a passeggiare con il naso all’insù. Grande bella città, mi piace molto… ma non siamo in grande forma.. questo vento davvero ci sta dando filo da torcere. Piccola pausa in hotel, e poi usciamo, alla ricerca di un supermercato, per la spesa.
Gente che passeggia, gente che ha terminato di lavorare, gente che esce dai negozi con le buste piene, gente che parla al telefono, gente che si prende il suo tempo per stare con gli amici.
Gente. In giro.
Bello.
Rientriamo in hotel… taboulé in due, seduti sul letto, e James che mi racconta della sua famiglia..
Bello.
E poi, non si sa come, arriviamo ad una discussione… la prima, di questa settimana insieme. Niente di grave, ma la serata si è conclusa con una sorta di lite in mezzo alla strada, con il vento che annebbiava ancora di più la ragione, ma che noi abbiamo saputo aggredire ed annullare con un forte abbraccio… e con la più bella delle spiegazioni: “ è vero, stiamo parlando una lingua che non è né mia, né tua… fine discorso.”.
E come due bambini, ci addormentiamo vestiti…
Ma Bastia di notte è eccezionale… ed credo sia il più bel scenario per una riappacificazione, con la chiesa dai due campanili e le mille luci che si riflettono sull’acqua, ventosa, del vecchio porto.
E noi due, solo noi due, artefici della nostra pace.
 
Giovedì 1° marzo 2007.
Oggi, si, ci svegliamo con tutta la calma di questo mondo. Ieri sera abbiamo visto molto, di questa città considerata come “ la ville d’Art et d’Histoire”, dalle chiese barocche; mediterranea più di tutte le altre città che abbiamo visitato ma allo stesso tempo con un retrogusto di “ oltre mare”, capace di renderla più aperta e più “internazionale” rispetto ad Ajaccio; dalle grandi affinità genovesi e romane; dalle case verticali, alte, grandi, vecchie ma “ quel vecchio che piace”, dai quartieri dai nomi quasi romantici, Terra Nova, Terra Vecchia; dalle scalinate immense, dai vicoli incuneati nella città in salita; dal profumo di pesce appena pescato.
Ma ci manca una piccola parte, e la vita diurna non può essere messa da una parte…  così, verso le 11, lasciamo l’hotel, e camminiamo, a zonzo.
Qualche foto, James mi guida.. io, oggi, sono in sciopero 😉
Camminiamo, gli zaini oggi sono più pesanti del solito, ma credo sia semplicemente la stanchezza che comincia a bussare alle nostre spalle… arriviamo in alto, alla Citadelle e nel quartiere di Terra Nova, dominando così interamente il quartiere di Terra Vecchia e del Vecchio Porto e, protetti dalle mura del forte, con il mare proprio sotto i nostri piedi, ci concediamo una pausa per una barretta di cioccolato 🙂 per poi ritornare giù, al Vecchio Porto, passeggiando per il Jardin Romieu.
Mare e vento in faccia.
Menù corse in una brassèrie affacciata sul porto e poi.. bhè, ultime cartoline, ultimi giri per il centro città…e la nave ci aspetta.
 
Il vento non ci dà tregua. La nave parte.. rimaniamo sul ponte.. racconti della mia storia passata, un senso di pesatore che a fatica riesco a buttare in mare, con la costa orientale che scorre davanti a noi, e con le luci della sera che cominciano ad accendersi e a riflettersi nell’acqua.
Le nostre poltrone ci attendono.. un po’ di baguette e di formaggio alle erbe del maquis ( buonissimo) ed io non riesco più ad alzarmi… il mare si muove parecchio…e dormire su queste poltrone è davvero impossibile.. così, con un asciugamano per terra, ci stringiamo e cerchiamo almeno di chiudere due occhi in due…per aspettare le 6.30 del giorno seguente: arrivo previsto a Marsiglia.
 
Venerdì 2 marzo 2007.
Ebbene, un’ora e passa di ritardo… perdo la coincidenza per tornare a Gap. E James posticipa il suo viaggio per Perpignan di qualche ora, giusto per farmi compagnia fino alle 13.
Scendiamo dalla nave.. stanchi, ma con il sorriso.
Metropolitana, stazione, colazione a base di baguette e cioccolato sulle stupende scalinate della stazione, con ND de la Garde che ci protegge da lontano, qualche foto, un rapper che intona il suo rap utilizzando la mia macchina foto e la mela che James sta mangiando come soggetti della canzone… e poi.. bhè… scendiamo quelle scale, e ci perdiamo volontariamente fra i mille vicoli marsigliesi… caffé, e poi… arriviamo ad un centro commerciale.. e ci perdiamo, fra abiti, fra etichette con i prezzi a volte un po’ esagerati.
Monoprix, pranzo veloce sulle stesse scale, e poi si parte.. io con il mio bus, lui con il suo treno.
Un messaggio in inglese inviato ed uno ricevuto scandiscono la fine di questo nostro viaggio insieme. Di questi giorni di mare, di sole, di voglia di stare bene. E di voglia di stare bene insieme.
Sul bus, iniziano i veri pensieri… tutti. Tutti insieme.
Quasi come se il “ continente” ( così come i corsi chiamano la Francia ) li avessi tenuti in custodia per questi sei giorni, ripromettendosi, poi, di restituirmeli tutti, e tutti insieme, appena arrivata.
 
Il viaggio di ritorno è il pezzo più stancante… questo bus non arriva più.
Ma l’arrivo a casa.. bhè… le foto sul pc sono bellissime.
Il silenzio di questa casa solitaria ed una bella notizia, quella del sogno realizzato di una mia cara amica, mi abbracciano.
E mi fanno stare bene..
 
E con la mia Routard ancora fra le mani, sfoglio quelle pagine vissute ed i ricordi sono più vivi che mai.
Come quella frase, che ho portato nella mia testa per tutti questi giorni:
 
« Le soleil a tant fait
l’amour à la mer
qu’ils ont fini
par enfanter
la Corse ».
A. De Saint-Exupéry, Essais.
 
 
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Responses

  1. senso di leggerezza e voglia nn pensare, ma kiudere gli okki e respirare solo odori e colori..ecco cosa mi hanno trasmesso le tue parole! e ke bello ritrovarmi fra i tuoi pensieri, bello sapere di essere io senza bisogno ke tu lo dica…
     
    nn vedo l\’ora di stringerci in un abbraccio ke sa di iodio! ke dici, ci saranno aereoporti o stazioni dove trovarsi nel cuore della notte, anke lungo la costa azzurra???
    Manu


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