Pubblicato da: occhineri82 | novembre 22, 2008

Pensieri dal vagone di un treno.

Luci che corrono.
Ed io le inseguo, con i miei occhi, dal finestrino di questo treno…che bello sarebbe se qui dentro le luci fossero spente…
 
Luci.
Piccole stelle elettriche ed artificiali che danno all’intorno, all’insieme, un altro gusto, un altro sapore. Credo, particolare, tipico di ogni città.
E questo, le luci, credo fosse una delle cose di cui ho sentito la mancanza, o meglio, la lontananza, in questi miei anni via dall’Italia.
 
Ma forse lo dico perché Torino è affascinante quando si abbiglia con le sue luci, che le danno un’aria da così “grande signora”: una signora elegante, alta, ossuta, austera, che cerca di fare sua l’emancipazione (vera o fasulla che sia) della donna d’oggi, ma che comunque sempre mantiene intatti gli aspetti di quella donna aristocratica, di un’aristocrazia forse un po’ decadente ma nella quale ci si crede ancora, con lo sguardo altero ed insolente. Una signora con la pelliccia, seduta nei vecchi caffè borghesi, dalle grandi vetrate finemente abbellite, dalle quali squadra e giudica, ride e sorride, scanzonata ed irrispettosa con la sua sigaretta con il bocchino fra le dita, con le unghie laccate di rosso.
 
Torino è così: giudice. Conscia di una bellezza tutta sua e che solo in pochi possono capire. Motivo di vanto, questo, per una signora altamente locata.
 
Luci.
Le “Luci d’Artista” iniziano a vestire la città.
Piazze enormi, un’atmosfera tutta sua.
E luci.
E buio.
E movimento.
E un sentire piacere in quell’aria fredda e frizzante che non ti fa pensare.
E persone.
Profumo di cioccolato, profumo di estero. Finalmente si sentono parlare lingue diverse da quell’italiano dalla ‘e’ troppo aperta.
 
Luci.
Le luci sono Torino. E Torino è le luci.
Luci che, sovente, sono quelle del buio: riflesse, pacate, accennate.
Un romanticismo trovato senza averlo cercato, penso.
 
Ma Torino è anche solitudine. Quella solitudine che prende maggiormente forma in questi periodi, in cui tutto ciò ti circonda lo percepisci come estremamente delicato e tutto ciò che hai dentro lo percepisci come estremamente violento.
Tanto violento da indurti a perdere un po’, poco a poco, il raziocino.
Ieri un signore di settant’anni ha deciso di perdere la vita buttandosi sui binari di Porta Susa, proprio quando un TGV stava entrando in stazione.
Gesti estremi. Che non mi sento di giudicare.
Una decisione. E come tale, esige il rispetto.
E penso che in casi similari, il rispetto sia il silenzio.
 
Ma continuo a pensare a quella persona, senza viso e senza storia per persone che, come me, hanno solo potuto intravedere il risultato finale di quel gesto estremo.
E penso a cosa effettivamente possa portare una persona ad abbracciare una scelta come questa.
Senso di vuoto.
Senso di solitudine.
Senso di abbandono.
Difficoltà: concrete o meno.
 
Tante domande, altre, nuove, affollano i miei pensieri.
Manchiamo di cuore. Manchiamo di fondamenta sensibili.

Chissà se il vuoto o il senso di abbandono o la fretta della vita altrui o il senso di inadeguatezza o quello di non identi(tà)ficazione in radici evanescenti potrebbero (e sottolineo il condizionale) portare me e persone a me vicine a questa scelta o ad una simile.

Ma poi penso anche alle malattie, alla povertà, a tutte quelle situazioni che portano persone, ugualmente senza viso né storia, per la globalità, ad andarsene per sempre e senza poterlo decidere.

Ho gli occhi lucidi, ed uno strano nodo alla gola…questioni che meritano comunque il rispetto, perché non c’è una morte che valga di più ed una che valga di meno. E’ uno sparire, è uno scomparire. Anonimo.

E allora, penso.

Sarebbe fantastico si potesse usufruire della vita nostra e di quella degli altri, prima che qualcosa o qualcuno ce la rubi. Sarebbe solo fantastico sentirsi, abbracciarsi, baciarsi, cercarsi, tenersi in conto, essere importanti e far essere e sentire importanti. Sarebbe fantastico ci si sorridesse e si approfittasse di questi momenti per dare e ricevere una carezza, uno sguardo, un po’ di affetto. Magari, potrebbe far soffrire meno, magari potrebbero far sentire meno soli e certe scelte, magari, non verrebbero nemmeno prese in considerazione.  Sarebbe fantastico ci dessimo il tempo per esserci, a dispetto dei mille impegni dietro ai quali, sovente, ci nascondiamo o ci ripariamo, quasi fossero il nostro scudo.

Sarebbe fantastico si iniziasse, davvero, a ragionare con il cuore e si smettesse di far pompare sangue al cervello.

treno TO-BI, ven.22nov2008, 19h07

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